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I "graffiti" sono costituiti da scritte e disegni colorati su muri. Sono
nati come “writing” negli anni ’60 a New York ad opera di giovani neri e
ispanici che hanno iniziato a ricoprire i muri della città con le loro tags,
cioè i loro soprannomi o nomi d’arte. Fu però negli anni ’70, che questo
fenomeno esplose, diffondendosi in tutta l'America, tanto che le stesse
carrozze del metrò ne erano ricoperte. Nacque così lo stile che ancora oggi
è utilizzato dai writer di tutto il mondo: il “Wild Style”, complesso e
articolato, caratterizzato da un intreccio di stili, lettere astratte e
colori, arricchito da frecce decorative e fantasiose e, a partire dagli anni
’80, da personaggi dei “manga” giapponesi. I murales possono essere
considerati una vera e propria forma di arte, con cui i giovani esprimono,
oltre alla propria fantasia, sentimenti e stati d’animo. E' solo quando essi
appaiono su palazzi o monumenti, oppure sottintendono volgarità o
incitamenti discriminatori, che si deve parlare di vandalismo. Il Comune di
Brindisi ha creato degli spazi perché i writer possano esprimersi
liberamente. Se ne possono trovare su pareti bianche dove gli stessi
studenti del Liceo Artistico, dopo averne studiato le tecniche, si sono
cimentati in quest’arte abbellendo così spazi di quartieri periferici e non,
che diversamente sarebbero rimasti grigi e anonimi.
Paola Malerba e Roberta Taurisano (da L'Armilla" n.4 -
2008) |
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